T’appartengo?!
LeNotti
Tra teatro, videoproiezioni e cinema di famiglia, T’appartengo?! ricompone i frammenti di una storia intima per interrogare ciò che ereditiamo, ciò che scegliamo e ciò che ci tiene uniti.
- Quando
- 2 Settembre 2026
- Orario
- 21:00 — 21:45
- Dove
- Sala Bergamas, Gradisca d'Isonzo
- Cosa
- Spettacolo teatrale - studio
La notizia della separazione dei genitori arriva come una crepa improvvisa nel paesaggio familiare di Maria ed Elena. Le due sorelle, ormai adulte, si ritrovano a fare i conti con un evento che sembra riscrivere la storia da cui provengono. In una luunga notte di confronto, le loro voci si intrecciano tra ricordi e confessioni, cercando di comprendere non solo ciò che è accaduto ai loro genitori, ma anche chi sono diventate e chi avrebbero potuto essere.
T’appartengo?! è uno spettacolo teatrale che intreccia recitazione dal vivo, videoproiezioni e immagini d’archivio per attraversare l’immaginario di una generazione nata tra gli anni ‘80 e ‘90, cresciuta tra la fine delle certezze e l’urgenza di inventare nuove forme di amore, di famiglia e di appartenenza.
In scena, due attrici e una videomaker-archivista dialogano con le immagini dell’archivio Cinescatti, raccolta di filmati familiari amatoriali del Novecento. Frammenti di vite sconosciute diventano materia viva della narrazione, trasformando la memoria privata in memoria collettiva.
LA MAPPATURA DEGLI SPAZI Gorizia – Gradisca 2026
- regia
- LeNotti
- in scena
- Alice Gera, Flavia Bakiu
- video live e regia video
- Alessandra Beltrame
- disegno luci
- Theo Longuemare
- in collaborazione con
- l’associazione Vanvera, “Il cuore scoperto” podcast e Cinescatti, Lab 80<br />
- si ringrazia
- Fondazione Osiride Brovedani di Gradisca d’Isonzo per la disponibilità e la collaborazione nello svolgimento della ricerca
- progetto selezionato sul bando
- Richiedo asilo artistico
- in collaborazione con
- Pim Off – Milano
LeNotti
LeNotti nasce dall’incontro tra le attrici Alice Gera e Flavia Bakiu e la videomaker Alessandra Beltrame. La loro ricerca intreccia corpo, parola, immagine e archivio in una pratica collettiva che abita le zone d’ombra del presente, trasformando le domande in materia scenica.

