Un fragile asilo. Storia di un rifugiato in fuga dalla guerra

Cortometraggio

regia: Marco Coslovich
produzione: ICS Trieste
in collaborazione con: ANED Pordenone, Fondazione Caritas
Trieste
realizzazione: Gruppo Zero

via rastello, angolo piazza cavour – casa ungerspach
dal 17 al 21 maggio
ore 17.00 – 24.00

Il documentario affronta il tema delle migrazioni forzate nel Friuli Venezia Giulia di oggi e segnatamente a Trieste, città punto terminale di quella che è stata definita la rotta balcanica dei rifugiati, dove fin dal 2000 si è sviluppato un sistema di accoglienza innovativo.
Gli arrivi dei rifugiati, soprattutto nel corso dell’estate 2015, sono stati gestiti dal Consorzio italiano di Solidarietà (ICS) e dalla Fondazione Caritas di Trieste. Proprio in questo periodo è stata raccolta la testimonianza di Jacob Muhammad, di origine pachistana. La sua storia è emblematica di un percorso difficile e tortuoso che molti afghani, pachistani e siriani hanno intrapreso; alle difficoltà dovute allo stato di guerra dei loro paesi d’origine, assediati dal terrorismo internazionale di matrice islamica, si sono aggiunti gli ostacoli lungo il viaggio verso l’Europa, organizzati da spietati e spregiudicati “mercanti di uomini”. Il documentario illustra inoltre il modello triestino della “accoglienza diffusa” che ICS e Caritas perseguono con tenacia da anni allo scopo di evitare ghettizzazioni, senza sottacerne le difficoltà, ma mettendo anche in luce i successi della gestione di ciò che si configura non già come un’emergenza (parola abusatissima) ma un cambiamento sociale di lungo periodo.
La testimonianza di Jacob Muhammad rappresenta un prezioso contributo alla conoscenza della realtà del mondo delle migrazioni forzate e di chi opera in questo campo, uscendo dall’immagine stereotipata e superficialmente convenzionale che alle volte si ha delle migrazioni da parte della società civile e del mondo politico, senza per questo minimizzare i problemi che essa comporta. Il documentario è rivolto soprattutto – ma non esclusivamente – al mondo della scuola, che è chiamata a svolgere un ruolo e una funzione di grande rilievo civile e sociale nel porre la questione in termini razionali e non semplicemente emotivi o, peggio, xenofobi.